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Moto Adventure

DIURNA FRIULANA 2017

Giovani bicilindrici sempre irriducibili


 

Pordenone 2017

Viviamo ormai da tempo nell'era 2.0, dove il digitale, la connettività, il web, i social impregnano, che piaccia o no, tutti gli aspetti del vivere quotidiano. Anche le gite motociclistiche si sono adeguate, appartengono al passato le serate feriali alla sede del motoclub, spesso un bar o un circolo ricreativo, dove, tra 4 pensionati che giocavano a briscola e 4 adolescenti a biliardino, si pianificava l'uscita motociclistica del week end cercando compagni, studiando percorsi con mappe e stradari. Adesso passa tutto sulla rete; appaiono siti, forum, gruppi, mailing list, qualcuno ha fortuna, altri meno, ma da tutti nascono ritrovi, girate, incontri.
Uno dei tanti gruppi di cui faccio parte è gli “Amici del bicilindrico tassellato”, nomen omen, guidato dal carismatico Giampiduc, appassionato di Cagiva Elefant, pilota di lungo corso che quanto a moto, fuoristrada, enduro, la sa lunga; lui ed i suoi amici si dilettano ad organizzare uscite notturne e diurne in quella loro meravigliosa terra che si chiama Friuli, ospitando amici vicini e lontani, condividendo in pari grado i piaceri della guida e della tavola friulana. Per cause personali contingenti mi ero già perso la partecipazione a diverse loro uscite, ma alla cosiddetta Diurna Friulana 2017 non potevo mancare, il programma si annunciava assai succulento: 2 giorni interi di guida sugli sterrati friulani, partenza da Pordenone, pernottamento sul monte Nanos in Slovenia e ritorno, per oltre 500 km; oltretutto a novembre, quando il freddo, l'umido, il ghiaccio rendono ogni uscita ancor più avventurosa.
E così una pungente alba di fine novembre mi vede presso un hotel della periferia di Pordenone, dove amici vecchi e nuovi si stanno preparando per questa avventurosa 2 giorni.

Non siamo in tantissimi, per ovvi motivi di gestione del giro, di impatto e rispettoso per i luoghi in cui si transiterà, e per questo siamo divisi in squadre da 5 piloti, per un totale di circa 30-35 partecipanti. Il parco moto è fedele specchio del mondo adventouring, il turismo avventuroso che va di moda da un po' di anni: modelli dagli anni 1980 al 2017, bicilindriche e monocilindriche, originali o stravolte nella estetica e meccanica, tutte accomunate dall'aspetto vissuto, impreziosite da accessori per la navigazione, la guida notturna, il carico di bagagli più o meno voluminosi. I piloti provengono da tutto il Triveneto ma non solo, ci sono lombardi, piemontesi, chi addirittura dalla Svizzera! Mi piace sempre ritrovarmi in questo giro di appassionati, in fondo è una piccola comunità in cui ci si conosce tutti o chi non si conosce poi in realtà è amico di un tuo amico, e non lo sapevi; rivedo volti noti, quelli di Enduro Stradali, con l'inossidabile Biga, compagno di tante cavalcate dei Forti, quelli di Enduro Polesano, fra cui Nicoletta, unica partecipante donna, gli Elefanti Italiani, con l'italo-svizzero Mr Boombastic, l'amico Andrea da Padova, transnazionale a tutti i gruppi e sempre ogni volta con una motocicletta diversa. Il sottoscritto invece è alla guida della solita, vecchia, gloriosa Elefant 750; incredibilmente in squadra con me c'è un’altra Elefant, del noto MarkoG che finalmente conosco; poi c'è la mia vecchia conoscenza MarcoB ed il suo amico Franco, due diversamente giovani a cui piace vincere facile, in sella rispettivamente alle leggere KTM 690 e Honda XR400a.e. Ma mai sfacciati quanto il quinto membro del gruppo, Racing Ivo, in sella ad un KTM 350! Ci diamo anche un nome, saremo la Squadra XXX. Giampi tiene il briefing di rito, fa tutte le raccomandazioni del caso, poi finalmente è ora di infilare il casco in testa e accendere i motori. Dimenticavo, ovviamente il giro non è frecciato o segnato in alcun modo, non ci sono guide alla testa dei gruppi, si naviga autonomamente con la traccia GPS. Nel nostro gruppo è Marko a guidare, io faccio la scopa in coda e gli altri in mezzo. Primo sterrato nella campagna, 100 metri e c’è un bivio a T; Marko va nella direzione sbagliata, scoprirà poi di avere un settaggio sbagliato nel GPS. Noi ci fermiamo ad aspettare che torni indietro, quando un’auto strombazzante si ferma; l’esagitato alla guida ci urla contro di non andare nel fiume, di non attraversare i campi, ripetendolo cento volte ... e chi ci pensa ad andare in quel fangone! Quanto al greto del Meduna, il Giampi ci ha vietato categoricamente di entrare in qualsiasi alveo: hanno tracciato 500 km di sterrate aperte al transito, perché mai dovremmo complicarci la vita? Ma l’esagitato non ci dà tregua, mi insulta, invitandomi a tornare nella provincia che riporto sulla targa. Finalmente il Marko ritorna e si procede oltre, lungo una veloce sterrata che alterna tratti compatti a chilometriche pozzanghere fangose. Il 690 pare non digerire bene simile fondo, MarcoB sembra un cowboy al rodeo ma infine è il toro, pardon la moto, ad avere la meglio, disarcionandolo. Per fortuna paga pegno solamente con uno specchietto tranciato. Si avanza spediti, ammirando di tanto in tanto le vaste plaghe sassose dei magredi: un deserto in miniatura piantato in mezzo al Nord Est, purtroppo oramai praticamente interdetto agli amanti del fuoristrada, causa istituzione aree di tutela dalle sigle improbabili, SIC, SIM, SIP ... ma sempre accessibile per le esercitazioni dei mezzi corazzati dell’esercito!

Questa è l’Italia, bellezza! Passiamo a fianco di depositi militari, canali d’irrigazione, vigneti e campi, fino a raggiungere un altro luogo di culto dei fuoristradisti locali e non, l’immenso alveo del Tagliamento. In realtà la traccia GPS passerebbe sul ponte, ma un “errore” di rotta del pilota ci fa entrare nel greto; imprudentemente andiamo avanti, cercando di raggiungere la riva opposta, guadando i numerosi canali in cui è diviso il corso d’acqua, saltando da un’isola di ciottoli all’altra. Il primo ad avere difficoltà è il 690, che si ammutolisce di fronte ad un canale; MarcoB riesce a farla ripartire e a guadare. Poi è il turno del sottoscritto: cercando il punto migliore per affrontare un canale molto largo, attraverso un insignificante canaletto secondario, largo due paia di metri per pochi decimetri di profondità; mai sottovalutare il Tagliamento! Non appena la ruota posteriore è al centro del canale ne scava il fondo come una trivella, sparendo quasi interamente nella ghiaia: panico, sono inesorabilmente bloccato. Spingere non ha senso, la Cagiva non si muove di un millimetro, se accelero sprofonda ancora di più, e intanto faccio un pediluvio con l’acqua gelida del fiume. Per fortuna arriva Marko ad aiutarmi, immergendosi stoicamente nei flutti con me; mi suggerisce una tecnica da insabbiamento africano: corico la moto su un fianco, mentre lui riempie il buco con altra ghiaia, poi, tenendola sempre piegata, la spingiamo in 3 fuori dalla buca. Sono salvo!

Da sottolineare il prezioso apporto di Ivo, o meglio del suo leggerissimo e performante KTM, sequestratogli da Marko ad uso mezzo di salvataggio ed avanguardia nei guadi più impegnativi. Nel mentre che succedeva tutto questo, il boss passava sul ponte e non poteva non notarci: tuoni e fulmini! Cercava di contattarci, urlava, si sbracciava per farci andare via da lì ... personalmente manco me ne accorgevo, quando hai una bicilindrica affondata nel Tagliamento cosa vuoi che ti importi di un Giampi che si incazza? Ma il cazziatone era solo rimandato, infatti ci aspettava in paese per tirarci le orecchie come scolaretti indisciplinati.
Dopo un’ora persa così, riprendiamo la risalita del Tagliamento, ma la mia Cagiva non è uscita indenne dalla abluzione fluviale: il motore Ducati tossicchia, perde colpi, ogni tanto va ad un cilindro solo. Ma Gianfranco Castiglioni, dal paradiso dei motociclisti, protegge sicuramente i piloti delle sue moto, e non solo il Cagiva non si fermerà, ma in capo a mezz'oretta ritornerà a funzionare perfettamente! A Ragogna abbandoniamo il grande fiume, volgendo i nostri vascelli verso il levante. Attraversiamo le campagne udinesi su stradine secondarie e sterrate, lungo canali e torrenti, fra fattorie e boschetti, godendo del tepore del sole a mezzodì; e la pausa pranzo? Continuiamo a rimandarla, per recuperare il tempo perso, e finiremo per non farla, fermandoci solo per il rifornimento. Dalla zona del Collio entriamo in Slovenia, percorrendo affascinanti sterrate in vallate che sembrano non finire mai, senza anima viva per km, solo ogni tanto minuscoli villaggi raggomitolati su se stessi come gatti, ad attendere il lungo e freddo inverno incipiente. Scendiamo nella valle dell’Isonzo, già immersa nell’ombra del tramonto, poi saliamo sull’altipiano della Bainsizza, attraversando minuscoli villaggi dove i bambini ci salutano festosi e increduli nel veder passare delle moto in questa stagione: nulla lascia trapelare le atroci battaglie che giusto 100 anni fa ebbero luogo in queste balze fra il Regio Esercito Italiano e l’Imperiale Esercito Austroungarico. Marko e io abbiamo un problema, il congelamento imminente delle nostre estremità inferiori, zuppe da 200 km; disperati, cerchiamo un qualsiasi negozio dove acquistare indumenti asciutti, e lo troviamo nel centro storico della città: una distinta commessa di una merceria di classe si vede entrare 2 individui vestiti in modo assurdo, sporchi, bagnati, puzzolenti, e chiedere calzini. Ci sono solo di lana d’angora, l'eleganza prima di tutto, e li indossiamo direttamente nei camerini; anche l’enduro sa essere glamour, a volte.

A Miren-Kostanjevica rientriamo in Slovenia; ci aspettano le sassose tagliafuoco del Carso, alle pendici dei monti Stol e Trstelj; in linea d’aria sono pochi i km che ci separano dalle umide foreste attorno all’Isonzo e sugli altipiani precedentemente percorse, ma la differenza è netta: il temperato influsso del mare e la potenza della Bora creano un ambiente di bassa boscaglia o al più pini marittimi; niente fango ma tanti sassi che mettono a dura prova le sospensioni e fanno temere per le camere d'aria: questa estate, alla Harditaroad, eravamo passati proprio in queste zone ed era stata strage di pneumatici!
Il sole è tramontato, finisce il nostro fuoristrada nel Carso e pieghiamo verso l’interno della Slovenia, verso il monte Nanos, dove pernotteremo al rifugio Abram, a circa 1.000 m s.l.m. . La salita al Nanos ci dona le ultime emozioni di questa lunga giornata: dapprima uno sterrato di ghiaia fine dove le moto spazzolano a non finire, che sarebbe una goduria infinita, se non fossimo sfatti dai 300 km già percorsi e dal freddo che intorpidisce i muscoli e ci fa guidare legnosi come spaventapasseri; poi arriva l’asfalto, ma si rimpiange lo sterro: a bordo strada c’è la neve, il bitume è cosparso di ghiaino e brilla alla luce dei fari, non si riesce a capire se è sale oppure ghiaccio, in più la via serpeggia incoerente in un bosco nero petrolio, quando meno te lo aspetti devi curvare e piegare di scatto la motocicletta chiedendoti se scivolerai ora od alla prossima svolta... ogni metro è un faticoso passo avanti, finalmente appaiono le luci di Abram, tepore, caldo, cibo, comodità!
300 km aveva promesso il Giampi, e 300 km sono stati; la squadra XXX li ha fatti tutti, recuperando il ritardo accumulato, e non siamo nemmeno gli ultimi. 
Ci vengono assegnate le camere e, ancora privi dei bagagli trasportati dal pick up del Giampi, in ritardo, ci buttiamo sui letti vestiti da enduro.
La serata scorre piacevolissima alla tavolata degli Amici del Bicilindrico Tassellato: semplici, saporite e abbondanti pietanze slovene rifocillano gli stanchi piloti, e caraffe di malvasia d’Istria e bottiglie della birra del caprone ne dissetano la gola; molti di quelli che al mattino nemmeno si conoscevano ora discutono animatamente come vecchi amici, si raccontano le imprese della giornata, si ascoltano le avventure degli altri gruppi, si parla ovviamente di moto, di percorsi di viaggi ... e chiaramente di gnocca! Ogni tanto la voce del capo tuona su tutta la compagnia, le risate corrono lungo la tavolata come onde sul mare. Il mattino ci accoglie con una “piacevole” gelata, il piazzale di Abram pare una pista di pattinaggio. Il freddo ha messo KO diverse batterie, tra cui la mia (!) ma Giampi, che aveva previsto simili problemi, estrae dal cappello un avviatore grande come una scatola di sigari e il motore Ducati torna a barrire. Si riformano i gruppi, Giampi ci dà il via scaglionati, si torna a casa. Il ritorno a Pordenone è più breve, 200 km circa, ripetendo alcuni degli sterrati del sabato, saltandone altri a favore dell’asfalto. Come in tutte queste situazioni, il secondo giorno è solitamente più easy: qualcuno taglia, qualcuno va diretto a casa perché è più comodo ... qualcuno buca e si prende indietro; l’ultimo gruppo di irriducibili festaioli si concede un veloce, si fa per dire, pranzo all’agriturismo degli Animali, nome di ottimo auspicio per degli enduristi!
È l’epilogo di questa intensa trasferta ad est: grazie di cuore al Giampi e al suo gruppo di averci fatto apprezzare ancora di più questo meraviglioso Friuli e la sua non meno bella vicina Slovenia.

 

Alves Fraschetti

 

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RALLY DI GRECIA EVIA 2012

A due passi dall'Olimpo


Si è concluso il “Rally International Challange di Grecia” che si è corso nella meravigliosa e suggestiva penisola Evia. 163 i piloti iscritti e partenti in moto, purtroppo alla fine dei sei giorni di impegantiva gara, sono arrivati al traguardo solamente in 93. Il nostro Uligio si è difeso bene, piazzandosi al 30° posto nella classifica correndo nella categoria open 450.
Gara impegnativa e massacrante che ha messo a dura prova piloti e mezzi per i terreni polverosi e molto impegnativi. Sei intensi giorni nei quali si sono percorsi oltre 1300 km di prove speciali.
Una brutta caduta avvenuta proprio il primo giorno di gara, ha rallentato notevolmente il passo del centauro, l'intervento dei medici come sempre preciso e professionale, gli hanno concesso di poter recuperare nei giorni di gara successivi. Un’altra avventura che il nostro tarvisiano ha portato a termine con lo spirito di sempre e che va ad aggiungersi al suo palmares.
Sempre accompagnato dagli amici del "Team di Energia e Sorrisi Onlus" ha corso con licenza del Moto Club Carnico, sodalizio nel quale è socio, ai suoi portafortuna di sempre ha aggiunto per l’occasione sul suo casco anche il logo degli "Original Schweinvonger Goggau". Dopo il disastro dello scorso anno nel rally di Albania, un’avventura terminata con tanta polvere ma con il solito sorriso appagante del vero centauro.
Alla prossima avventura!

 

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RALLY DI ALBANIA 2011

UN RALLY MOLTO SFORTUNATO

Brucia il camion degli aiuti con tutti i ricambi


SCUTARI (ALBANIA)


Un cavo elettrico penzolante in un tunnel, la scintilla al contatto con il camion, l'incendio spaventoso che ha divorato il veicolo distruggendolo completamente.
Due feriti, danni per oltre 130 mila euro, un disastro sfiorato.
Due vicentini della "Energia e sorrisi" feriti lievi. Decisivo l'aiuto del camion tedesco che ha spinto fuori il mezzo in fiamme.

 

Questa, in sintesi, potrebbe essere la breve cronaca del dramma vissuto l'altro in Albania dai volontari dell'associazione "Energia e sorrisi", la onlus vicentina che porta aiuti umanitari in giro per il mondo in occasione dei rally motociclistici nei quali fa assistenza ai piloti. Alcuni volontari dell'associazione al seguito del rally d'Albania dove, tra i piloti in gara, ci sono anche il presidente della onlus, il vicentino Giampietro Del Ben e altri sei centauri. «Se il camion non fosse stato spinto fuori dal tunnel - racconta al telefono Giampietro, ancora scosso - sarebbe finita in tragedia».

La dinamica è stata improvvisa. Il camion dell'associazione stava viaggiando da Scutari verso Tirana ed era carico di aiuti umanitari destinati ai bambini di alcuni orfanotrofi: cibo, vestiti, materiale didattico e altro ancora. Sul camion c'erano anche una moto da gara e tutto il materiale tecnico per oltre quaranta piloti italiani. Alla guida del mezzo, il vicentino Nicola Borghero, al suo fianco Giuseppe Dal Ponte appartenente all’associazione Energia e sorrisi e Il pilota anconetano Mario Bruschittari, vittima di una caduta il giorno prima.
Il camion era seguito dalla carovana degli altri mezzi di assistenza, auto e camion con una trentina di persone in tutto. Imboccato uno stretto tunnel e giunto quasi alla fine della galleria, il camion ha urtato un cavo penzolante che era collegato ad una vicina centrale elettrica. Come una frusta si è infilato da qualche parte generando una scintilla potente che ha fatto esplodere l'incendio.
«Le fiamme hanno avvolto la cabina - racconta Dal Ben – siamo scesi precipitosamente e abbiamo chiesto aiuto ai tedeschi che seguivano sul camion dietro al nostro». Un loro potente tir, ingranando le ridotte è riuscito a spingere fuori dal tunnel il camion incendiato che sembrava una torcia. Una manovra azzardata ma provvidenziale per "liberare" la trentina di persone bloccate nel tunnel. Il camion ha continuato a bruciare fuori dalla galleria fino a ridursi ad un mucchio di resti carbonizzati. Oltre al nostro Bruschittari, anche un poliziotto albanese è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale. Scampati alla tragedia, i vicentini contano i danni: «Abbiamo perso tutto - osserva Dal Ben - Gli aiuti per i bambini e tutto il materiale tecnico per i piloti: in quaranta non possono più gareggiare e siamo rimasti senza alcun vestito di ricambio».
Per i generosi ragazzi di “Energia e Sorrisi” ci saranno altre occasioni di solidarietà.

Per i centauri in cerca di avventura e per il nostro Uligio, una brutta esperienza da raccontare.

 

(Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 10 giugno 2011)

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LA NUOVA AVVENTURA DI RICCARDO ALDEGHERI

Dall' 11 settembre alla fine del mondo


La motocicletta, preparata dall’amico Flavio Zamò per i grandi raid è stata sdoganata l'8 agosto a New York.
Il viaggio vero e proprio inizierà procedendo verso ovest.
La prima vera tappa sarà nel South Dakota, territorio indiano e antico regno del popolo Sioux di Cavallo Pazzo e Toro Seduto.
In quei giorni il nostro Riccardo sarà a Sturgis, nei pressi delle Black Hills, ci sarà lo Sturgis Rally 2011, uno dei più importanti e frequentati motoraduni degli Stati Uniti dove si prevedono fino a 500.000 presenze. Un occasione unica per conoscere e confrontarsi con il mondo dei bikers nordamericani.
Quindi si punterà a nord per entrare nel territorio canadese e tornare verso est passando sopra i Grandi Laghi, visitando Quebec e Nuova Scozia per poi ridiscendere a New York verso l'11 Settembre per la grande ricorrenza.
Dalla stessa New York, in concomitanza con il decennale dell'attentato alle Torri Gemelle inizierà il viaggio verso Sud, toccando nell'ordine prima gli stessi Stati Uniti, poi i paesi del Centro America e infine le nazioni andine, nell' ordine Colombia, Ecuador, Peru, Argentina e Cile, si dovrebbe concludere nella Terra del Fuoco ovvero, come definita da argentini e cileni, la Fine del Mondo.
Un itinerario quindi che lega due punti o, meglio, che lega un momento ideale e particolarmente significativo: il ricordo di una delle più sconvolgenti tragedie che (guerre a parte) l'uomo abbia perpetrato contro se stesso e il proprio genere, nel crollo delle torri morirono rappresentanti di un centinaio di nazionalità differenti, con un punto geografico, l'incontro di due oceani che racchiude una delle terre abitate più meridionale del pianeta.
In mezzo molte terre abbondantemente gratificate dalla natura,alcune ricche di vestigia di antiche civiltà ma soprattutto molte genti che a tutt'oggi vivono situazioni sociali sorprendentemente diverse. 
Le genti friulane da sempre hanno instancabilmente alimentato i flussi migratori insediandosi e contribuendo allo sviluppo di molte terre che intendo attraversare. L'occasione di questo viaggio, che casualmente è concomitante al centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia potrebbe essere occasione per simbolicamente rinsaldare e collegare fra loro ma principalmente con la terra madre le comunità organizzate che punteggiano la mappa dal Canada al Cile.  Un'occasione per significare con un momento di saluto, di vicinanza, di memoria fra le Istituzioni friulane come l’Ente Friuli nel Mondo che, per loro compito, rappresentano uomini e terre, con coloro che da tutto ciò si sono dovuti separare. Questo in linea di massima il programma di viaggio, evidentemente un programma che, pur non essendo ovviamente privo di linee guida e itinerari predefiniti, molto lascia all'improvvisazione e soprattutto all'imprevisto laddove l'imprevisto non necessariamente è contrattempo ma piuttosto il piacere di poter
cogliere le occasioni che questa tipologia di viaggio può proporre.
A Riccardo auguriamo buona strada, una bella esperienza e tanta fortuna.

 

Scarica il pdf della presentazione del viaggio


 

 

RICCARDO ALDEGHERI E LA SUA MOTO

L'AVVENTURA CONTINUA... ALLA FINE DEL MONDO


“Amo il deserto, amo la pianura infinita che trema nel riflesso della Fata Morgana, amo le frastagliate vette di roccia, le catene di dune che somigliano a onde di un oceano pietrificato. Amo il semplice, duro lavoro nella semplicità del campo, sia quando la notte è chiara sia quando la tempesta di sabbia infuria e morde la pelle. Il deserto è terribile e spietato, ma chi lo ha conosciuto è costretto a ritornarci”

Laszlo de Almasy - Conte ungherese, esploratore degli anni trenta.

 

Questa frase, chi ha visto il film “Il paziente inglese” la ricorderà, mi da la possibilità di iniziare questo richiamo per Riccardo Aldegheri motocilcista di avventura, non tanto perché sia uno scopritore di deserti, sebbene con la sua fedele motocicletta ne abbia percorsi di kilometri sulle piste di sabbia, piuttosto perché è continuamente proiettato alla scoperta del mondo. I suoi viaggi, prima in medio oriente, oggi nelle americhe hanno il sapore di quell’invidiabile senso dell’avventura che pochi uomini hanno nel loro dna.
Lui non vuole limitarsi a vedere un filmato in TV che per quanto sia accattivante e emozionante, non può darti le superbe sensazioni di gioia, di sofferenza, di fatica e ricchezza d’animo che prova in un viaggio come il suo.
L’incontro di territori come quelli, il profumo dell’aria di quegli altopiani, la loro gente, la loro cultura, il loro modo di vivere il quotidiano con il quale ti devi confrontare ogni giorno, sono la vera sfida e la vera scoperta del lungo viaggio di Riccardo. La sua fedele compagna a due ruote lo porta docilmente dove lui vuole andare, senza mai rifiutare nessun comando, dai monti al livello del mare, dalle roccie alle sabbie della pianura dove il caldo si fa a volte insopportabile. Il suo viaggio continua e, per chi non riesce a leggere il suo blog, alleghiamo qui sotto gli articoli che puntualmente il giornale “Il Quotidiano” ha pubblicato, raccontando la sua affascinante e invidiabile storia. Noi tutti amici e soci del moto club QuadForQuad auguriamo al nostro socio e amico, che la fortuna lo assista come sempre fa con gli audaci e che la strada sia sempre amica fino… alla fine del mondo!

 

Scarica gli articoli del giornale "Il Quotidiano" sul viaggio di Riccardo Aldegheri attraverso il continente americano:

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GIOVANNI ULIANA

Dall'enduro di casa ai grandi Rally Marathon

www.uligio.it


Tarvisio UD

 

Giovanni Uliana, alla soglia dei 52 anni ha sempre sognato le grandi strade sulle quali correre con una passione. E ce l'ha da sempre, fin da quando aveva 6 anni. Semplicemente gli è stata trasmessa da suo papà Giuseppe, che lavorava nell'officina del mitico campione Trevigiano degli anni 30/40 Omobono Tenni.
“E’ stato Bepi”, mi ha nutrito a cilindri, miscela e fatto assaporare il profumo dell’olio, il suono del motore e la bellezza della velocità dove il vento ti accarezza e ti fa sognare.
Così dopo pochissimo tempo “Giò” per gli amici si iscrive al Motoclub La Marca Trevigiana e passa alla 125 cc. affronta le prime gare di cross nelle piste di Giavera del Montello, Paese, Albettone, Cortina, Vittorio Veneto e tanti altri circuiti in terra presenti in Veneto. Corre con la 125 cc. fino al 1978 provando diverse moto, Ancillotti, Gori, Husquarna. Poi la classe 250 cc. diventa la sua specialità, questa volta in sella ad una Maico.
Il servizio militare nel 1979 lo costringerà a sospendere l’attività sportiva.
La vera svolta arriva intorno alla metà degli anni Ottanta. Si fa un gran parlare delle gare in Africa e della mitica Parigi Dakar che appassiona molti campioni Italiani come: Edi orioli, Franco Picco, Ciro De Petri e tanti altri piloti di regolarità. Giovanni segue questa spettacolare gara e vinto dalla passione nel 1982, in sella ad una Yamaha XT parte per un raid motociclistico in Tunisia, poi nel 1984 affronta anche il Marocco. Ormai conquistato dalla nuova disciplina motociclistica, abbandona il mondo agonistico delle gare su pista e insegue il suo grande sogno, correre in terra d'Africa e partecipare alla Parigi Dakar.
Nel 2008 decide di partecipare alla “TransOrientale” un lungo raid che da San Pietroburgo arriva fino a Pechino, quasi 12 mila chilometri da percorrere in soli 18 giorni, il Raid più lungo al Mondo!
La sfida è lanciata, il sogno diventa realtà!

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Il Rally Marathon “La TransOrientale”

…Temevo, dice Giovanni, che la gara marathon fosse troppo dura con prove speciali da 500 chilometri al giorno. Così ho optato per la gara di regolarità parallela che proponeva tracciati con meno prove speciali. Classificato al primo posto nella sua categoria a pari merito con un altro italiano seguiti da un francese e un pilota tedesco. Purtroppo in questa gara dura e affascinante, ci sono stati due morti, una vera tragedia che non dovrebbe mai accader. La sera al bivacco, dove apprendemmo la triste notizia del motociclista travolto da un camion in gara, ho avuto un momento di scoramento, volevo abbandonare la gara. La mattina avevo fatto colazione con quel povero ragazzo e nei suoi occhi avevo letto la felicità che ci accomunava, così pensando a lui ho proseguito con il lutto al braccio, l'ho portato con me nel cuore fino alla “Grande Muraglia” era quello che lui voleva.
Arrivare in fondo! Partenza nella maestosa centrale piazza di San Pietroburgo con una folla da stadio e arrivo emozionante alla Grande Muraglia vicino a Pechino, dove l’accoglienza è stata trionfale. Kilometri e Kilometri di avventura, tra pioggia, fango, neve, montagne e…deserto. Il deserto dei Gobi, il più lungo al mondo oltre 3000 km, con dune talmente alte da superare un palazzo… e poi giù nel vuoto.
Queste meravigliose gare sono una sfida contro il tempo, contro gli avversari, ma soprattutto con se stessi. Questo è il raid più lungo e faticoso, una corsa piena di pericoli, che puoi fare solo se hai la forza dentro, la passione, l’amore per le due ruote e la spinta delle persone più care ...
“Un GRANDE GRAZIE! Grazie a voi tutti: alla mia famiglia, al mio meccanico, al mio preparatore atletico, al mio fisioterapista, al moto club, a chi mi ha prestato la moto credendo dandomi fiducia, a tutti gli amici e colleghi e agli sponsor! Senza l’aiuto di tutta queste persone sarebbe stata una “Missione Impossibile”.

  


 

Il Rally TRX in Libia

In Libia nel novembre del 2008, ha affrontato The Raid Experience, una prova di regolarità sulle dune, a coppia, divertente ed impegnativa.
Non vince chi arriva primo, ma chi fa meno strada, ovvero chi ha il coraggio di tirare dritto e scavalcare dune enormi, anziché girare intorno.” E' arrivato quarto (alla faccia dei professionisti), insieme al suo compagno di squadra e collega del Moto Club Astico, Gianni Stefani, veterano della Dakar e anche lui reduce dalla TransOrientale e iscritto alla Dakar Argentina 2011.

 

  


 

Desert Challenge negli Emirati Arabi

Maratona difficile concentrata in 3500 km di solo deserto.
Il paesaggio è stato sempre uguale per sette giorni e questo è stato piuttosto logorante sia a livello fisico (considerando che le temperature in gara si aggirano dai 40° ai 50°con rischio disidratazione sempre incombente) sia a livello mentale, visto che ci si orientava con satellitari e bussole. La gara è finita dopo mille vicissitudini ma con assoluto valore. Unico italiano a salire sul podio conquistando oltre che il trofeo, la medaglia e il 3° Posto nella Categoria Production Over 450 cc e l’iscrizione all’albo classifiche Motomondiale Rally della FIM internazionale.

 

C’era una scommessa nei tuoi sogni “Gio”?

Una scommessa? Realizzare il sogno che portavo con me da lungo tempo.
Partecipare alla Parigi Dakar 2010. Partendo da Parigi con arrivo al Lago Rosa.


  


 

La “Heroes Legend Classic Ride To Dakar”

Il sogno di una vita per vivere l’immensità del deserto, il silenzio degli oceani di sabbia, lo stupore dell’alba in spiaggia o la suggestione di una cena sotto il cielo stellato in mezzo alle dune nei bivacchi. L’originalità di questa gara “Heroes Legend Calssic Ride To Dakar” è il ritorno al passato come era nata scegliendo il suo ritmo, da amatore, da privato, da solo, non importa con che marca o modello di moto. Importante era partecipare ad un rally da sogno.

 

 

Cosa ti rimane di questa avventura?

Questa è l’Africa, mi manca, mi manca il senso di libertà di questi luoghi, il profumo che la terra sprigiona quando da solo percorri le piste, le dune, la sabbia e il deserto del Sahara. E’ una emozione che ti dimenticare la stanchezza, perché sei tutt’uno con la natura e non importa se devi aspettare o che una nuvola passi perché oscura la luce della luna e torni a illuminarti il percorso perché i fanali nelle notti dakariane non ti permettono di andare avanti. Ti fermi, spegni il motore e aspetti.

 

Gio i progetti per il nuovo anno 2011?

Innanzitutto gli allenamenti continuano, non ci si può fermare e bisogna rimarginare le piccole ferite e mi riferisco alle fratture. Purtroppo alla mia età il recupero è molto lento e faticoso, non posso permettermi di mollare, devo continuare a tenermi sotto continuo allenamento fisico. Tanta aerobica, sci di fondo, bicicletta nella ormai “mia” terra Friulana e poi continuare con la moto, in piste da cross e gli ormai inseparabili giri in moto con Gianni Stefani nelle montagne della Valdastico.
Dovevo partecipare al Rally di Tunisia a fine marzo 2011 ma visto la situazione politica che sta attraversando anche altri paesi del Magreb la gara è stata annullata.
Sicuramente mi cimenterò con il Moto Club Carnico in alcune prove del Campionato Italiano Moto Rally che inizia il 13 marzo prossimo.
Sicuramente parteciperò al Rally d’Albania che si terrà nel mese di giugno.
Questi sono i miei prossimi impegni per il 2011 poi… vedremo.
A gennaio 2011 la Yamaha ha voluto esporre la mia moto all’Expo Bike di Verona. Appena sbarcata al porto di Le Havre, la moto era arrivata da Dakar in condizioni pietose, tutta ammaccata e sporca dalla sabbia sahariana ma ha fatto la sua bella figura in mezzo a tante moto nuove. E’ stato un bel momento di ritrovo e di sostegno per me e per la mia amata “Tenere” e sono stato accolto come “Un guerriero che ritorna dopo la battaglia”
Grazie! Veramente grazie di cuore! Avevo bisogno del sostegno del pubblico e, ormai posso dirlo, dei miei fans che mi seguono attraverso le mie avventure.
Credo proprio che come dice la canzone:
“a modo mio …avrei bisogno di sognare anch’io”.

 

 

Estratto da un’Intervista a Giovanni Uliana